Quale agricoltura? Il dibattito sulla Riforma della Pac e la consultazione popolare

Un’agricoltura che punti sulla quantità o sulla qualità? Che resti nelle mani di poche grandi multinazionali o che valorizzi il lavoro di tanti piccoli e medi operatori? Sostenibile o intensiva? Insomma, più sana e popolare o più produttiva e oligarchica? E’ questo il nodo attorno a cui ruota il dibattito che sta alimentando la prossima riforma della Politica agricola comunitaria, la Pac.
social-carda-cambiamoagricolturaPer questo che è nata la campagna popolare #cambiamoagricoltura, una mobilitazione per dare voce ai cittadini promossa da una coalizione di associazioni tra cui Legambiente, Lipu e Wwf, Kyoto Club, Medici per l’ambiente, Aiab e Federbio. E sostenuta dalla Fondazione Cariplo
Online un sito per informare (www.cambiamoagricoltura.it) e una petizione da firmare. Un appello che in pochi giorni ha raccolto quasi 260mila adesioni.
Un attivismo che sta montando anche in Europa, con la campagna internazionale Living land, a cui hanno aderito decine di associazioni.
Obiettivo: riscrivere la politica agricola dell’Europa attraverso regole che siano più giuste per gli agricoltori e le comunità rurali e sostenibili dal punto di vista dell’ambiente, del consumo delle risorse e della salute umana.
Quella della Pac è una questione annosa: nata all’inizio degli anni sessanta per incrementare le produzioni e stabilizzare il mercato, sono molti anni che attraverso successive riforme si prova a rendere più “democratico” il ricco sistema di incentivi all’agricoltura del Vecchio continente, ma fino a oggi, come denunciano i promotori della campagna, a risultare vincente è sempre stato il sistema rappresentato da poche grandi aziende agricole intensive. Un modello di agricoltura massivo, imperniato sulla massima produttività, a scapito di qualità e salvaguardia dell’ecosistema, a partire dal problema della scarsità d’acqua e dell’inquinamento.
Per capire di cosa stiamo parlando, la politica agricola è un capitolo che da solo vale quasi il 40% dell’intero budget dell’Unione Europea, un valore di oltre 400 miliardi di euro.
Sono quattro i requisiti essenziali per la prossima riforma della Pac. Si legge sul sito che “La riforma dovrà essere: giusta per gli agricoltori, i lavoratori salariati agricoli e le comunità rurali; sostenibile per l’ambiente e il paesaggio, per avere acqua pulita, un suolo fertile, per rispettare il benessere degli animali e garantire la tutela della natura; sana per il nostro cibo e per il benessere di tutti; responsabile per proteggere il futuro del pianeta e del clima, per un’agricoltura veramente sostenibile a livello globale”.
La Pac è tutt’altro che una faccenda lontana dall’interesse, più o meno consapevole, di ogni cittadino: riguarda l’alimentazione e quindi la salute animale e umana, incide sulla tutela dell’ambiente e della biodiversità, determina le condizioni per favorire o meno il ritorno all’attività agricola dei giovani che portano con sé nuove tecnologie e riscatto dei territori in stato di abbandono.
Oggi, sostengono le associazioni, “sta peggiorando i nostri problemi economici, sanitari e ambientali, sostenendo pratiche agricole non sempre sostenibili. Una Pac più intelligente potrebbe davvero guarire la nostra agricoltura malata.
Una Pac riformata porterebbe una reale ricchezza a una nuova generazione di produttori agricoli consapevoli e amici della natura. Dovrebbe assicurare sussidi agli agricoltori che sono più attenti all’ambiente, che si impegnano quotidianamente per tutelare gli habitat naturali, dimore di biodiversità, mantenere l’acqua e l’aria pulita e preservare il paesaggio. Potrebbe aiutare le zone rurali in declino a tornare in vita riportando la gente all’attività agricola. E infine potrebbe garantire a tutti noi il cibo buono, sicuro e sano di cui abbiamo bisogno”.
La Consultazione delle associazioni ambientaliste e agricole sulla Pac è stata voluta dalla Commissione Europea per realizzare una valutazione della Pac dopo il fallimento degli ultimi tentativi di riforma (2013 e 2015): sotto forma di questionario online, si è aperta il 2 febbraio e chiusa il 2 maggio, con l’intento di verificare la validità dell’attuale sistema di regole e finanziamenti e mettere in luce le criticità, così da aprire poi un dibattito con gli addetti del settore.

(Redazione)