People for soil, la campagna per salvare il suolo dell’Europa

people4soil_logo Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra! … se ne resta! Potrebbe continuare così la famosa filastrocca. Ogni anno, infatti, spariscono sotto il cemento mille chilometri quadrati di suolo fertile, un’area estesa come l’intera città di Roma. Ancora oggi manca una legislazione comunitaria che si occupi esclusivamente della tutela dei nostri suoli, per questo motivo è nata la coalizione People for soil che mette insieme cinquecento tra ONG europee, istituti di ricerca, agricoltori e associazioni ambientaliste.

Gli abitanti del vecchio continente, attraverso l’Iniziativa dei cittadini europei (Ice), possono prendere parte in maniera attiva all’elaborazione delle nuove politiche comunitarie. La coalizione, avrà tempo fino al 12 settembre per raccogliere un milione di firme, provenienti da almeno 7 dei 28 stati comunitari. Scopo ultimo è quello di mettere mano alle linee guida contenute nell’articolo 191 del trattato sul funzionamento dell’unione europea: quello che stabilisce importanti criteri in materia di tutela ambientale. Un’ iniziativa che vede Legambiente in prima linea, non solo perché fa parte del comitato promotore e ha finanziato parte del progetto, ma anche per il ruolo che da sempre ricopre sul piano politico, attraverso la promozione del confronto  tra istituzioni e cittadini.

Ma cos’è il suolo e perché è importante fermarne il consumo? Il suolo è prima di tutto cibo: direttamente o indirettamente ne produce il 95%, secondo la Fao, entro il 2050 l’incremento di popolazione porterà i livelli di produzione alimentare a crescere del 70%. Contiene più del 90% della biodiversità del pianeta, in una manciata di terra possono vivere più di 10 miliardi di microorganismi. Inoltre, è salute e sicurezza, basti pensare come, per esempio in Italia, il suo corretto mantenimento sia necessario anche per tutelarci dal rischio idrogeologico ed erosivo. Infine, ci protegge dai cambiamenti climatici, in esso è contenuta più CO2 che nell’intera atmosfera (fonte: Environmental consulting group).

La Sicilia, non meno delle altre regioni, soffre il consumo di suolo per scelte politiche sbagliate spesso dirette da interessi speculativi. Cementificazione selvaggia, sfruttamento sconsiderato delle risorse, incendi boschivi, sono solo alcune delle cause della perdita di terreno libero.
Nel dossier  di Legambiente “Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi”, accanto ai casi dell’autostrada Pedemontana Lombarda e del nuovo stadio della Roma,  del terzo valico in Piemonte e della diga Arcichiaro in Molise, vengono raccontate anche due storie locali. La prima ci porta a Partinico, in provincia di Palermo, dove la storica distilleria Bertolino, da molti anni al centro di contestazioni per via degli sversamenti industriali inquinanti nei terreni e nelle falde, ha ottenuto dal consiglio comunale una variante urbanistica che trasforma alcuni terreni agricoli di sua proprietà in terreni a destinazione industriale dove trasferire l’azienda. Oltre a questo, si attende il pronunciamento anche su una variante che potrebbe rendere edificabili i terreni attualmente occupati dall’impianto di distillazione, in pieno centro città , per realizzare centinaia di appartamenti.  Se il progetto andasse in porto, la delocalizzazione dell’attività industriale nel comprensorio agricolo si trasformerebbe in un’enorme e ardita operazione di finanziarizzazione immobiliare.
Le seconda vicenda è quella del Sito di interesse comunitario (Sic) nei pressi di Marina di Modica: a ridosso dell’area protetta , dopo diversi anni di stop, sono  infatti ripartiti i lavori per la costruzione di un villaggio turistico su una superficie di 40mila metri quadrati. Una presenza, sostengono gli ambientalisti, incompatibile con il Sic. A riprova, le segnalazioni dei cittadini che riportano casi di danneggiamento del sistema dunale davuto alle attività di cantiere.

All’obiettivo del milione di firme di People for soil ne mancano ancora 740mila. Sul sito www.salvailsuolo.it è possibile informarsi e firmare la petizione.

(Ivan Foglia)