Renzi e Crocetta, il commissariamento e l’affare degli inceneritori

inceneritoreA volere pensar male, la minaccia da parte di Renzi di commissariare il governo siciliano per la (mancata) gestione dei rifiuti potrebbe avere ragioni molto discutibili. Sovrapponendo a questa notizia la bozza di decreto spedita alle regioni, in cui si prevede di sostenere la realizzazione di altri 12 inceneritori (di cui due in Sicilia), appare quantomeno probabile la volontà di togliere la partita dalla mani di un governo regionale considerato inconcludente.

Un governo che, oggettivamente, sugli inceneritori ha cambiato idea almeno quattro volte e, al momento, si dichiara contrario. Se quest’ultima fosse la posizione definitiva del governo Crocetta, il mondo ambientalista, da sempre contrario a ogni dichiarazione d’emergenza, che in questo Paese sono occasioni per scelte sbagliate, dannose e fuori controllo, la supporterebbe con grande decisione. E non per un pregiudizio ideologico nei confronti dell’incenerimento, ma per la semplice ragione che ormai nel 2015 il riciclaggio di materia è diventata una realtà in gran parte d’Europa e buona parte degli inceneritori sta andando in crisi per mancanza di rifiuti. Realizzare altri impianti, piuttosto che mettere a sistema quelli esistenti, con le regioni in grave ritardo sulla raccolta differenziata, si può giustificare semplicemente prefigurando la possibilità di riaprire la stagione degli incentivi da scaricare sulle bollette dei cittadini, magari sottraendoli alle rinnovabili. Come si è fatto fino al 2007.

Per quanto ci riguarda, resta innegabile l’evidenza del fallimento del governo Crocetta nella gestione dei rifiuti. Alla fine del 2012, appena insediato, trovò una situazione molto complicata dai precedenti disastri, ma da subito la rese ancora più ingestibile, ai limiti dell’irrecuperabilità. Piuttosto che provare a dare finalmente attuazione alla legge di riforma voluta dall’ex assessore Piercarmelo Russo (LR 9/2010), riportò il sistema agli anni ’80, restituendo le competenze per il sistema di raccolta ai singoli comuni, parcellizzando così il sistema che invece, nelle regioni dove si raggiungono i migliori risultati, vede proprio nell’aggregazione tra comuni il vero punto di forza. Subito dopo, nell’aprile 2013, chiese e ottenne l’ennesima dichiarazione d’emergenza che ebbe un solo risultato positivo: l’avvio della messa in sicurezza della discarica di Bellolampo. Per il resto l’emergenza servì a prendere la solita scorciatoia delle discariche. Furono infatti approvati i progetti per Gela, Messina ed Enna, mentre dell’avvio di una seria politica di gestione fondata sulla raccolta differenziata non se ne vide nemmeno l’ombra.

Se il governo Crocetta non vuole essere commissariato anche sulla gestione dei rifiuti, non ha scelta. Prenda atto d’avere sbagliato tutto fino a questo momento, riveda radicalmente tutte le sue precedenti decisioni e dia finalmente attuazione alla LR 9/2010, magari migliorandola nelle parti che ormai appaiono superate. Non è complicato, deve solo copiare dalle esperienze migliori a livello mondiale, che si trovano, peraltro, tutte in Italia: dal Veneto fino alla Campania, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Chissà che la minaccia di Renzi non possa sortire l’effetto positivo di costringere finalmente anche la Sicilia a porsi seriamente l’obiettivo di gestire il sistema dei rifiuti in modo adeguato.

(Domenico Fontana)