Gela come Porto Torres. Bonifiche, ricerca e innovazione tecnologica. Solo così si salva la chimica in Sicilia

L’Eni a Gela ripeta l’esperienza di Porto Torres. E’ questo l’invito che Legambiente rivolge al colosso petrolifero. Perché anche in Sicilia si dia avvio alla riconversione ecologica degli impianti, così come in Sardegna, dove al posto del petrolchimico di Porto Torres si sta costruendo una bioraffineria.

“Le continue deroghe, come l’ultima ottenuta dall’Eni di Gela, non sono mai servite a salvare le produzioni, non più remunerative. Nel migliore dei casi hanno semplicemente allungato l’agonia di impianti destinati alla chiusura” – spiega Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia.“Solo qualche mese fa, l’ex amministratore delegato di Eni, Scaroni, definiva l’impianto di Gela un cadavere industriale che in qualunque altro paese sarebbe stato chiuso. Era, quindi, facile prevedere che Eni non avrebbe garantito gli investimenti promessi. Se si vogliono difendere davvero i posti di lavoro, vale la pena di pretendere da Eni investimenti per nuove produzioni sostenibili ambientalmente ed economicamente, come ha già fatto in altre regioni d’Italia, piuttosto che insistere su una strada senza sbocchi”.

Ancora pochi casi, ma qualche processo di riconversione industriale comincia a concretizzarsi: vale per la bioraffineria per la produzione di biocarburanti di seconda generazione di Crescentino, in provincia di Vercelli, inaugurata qualche mese fa dall’azienda Mossi e Ghisolfi, e per la bioraffineria in costruzione in Sardegna, a Porto Torres, da Eni/Versalis e Novamont in sostituzione del vecchio e inquinante petrolchimico.

“Il mondo industriale deve fare la sua parte – conclude Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente -. È fondamentale sostenere i progetti di ricerca e sviluppo di oggi per quelle innovazioni tecnologiche che daranno vita ai manufatti di domani. Paradossalmente le produzioni italiane in diversi casi sono state minacciate più dalla pigrizia innovativa delle aziende che dalle pressioni del popolo inquinato. Bonifichi in tempi non geologici i suoli e le falde inquinate, investa in tecnologie sempre più pulite per produrre beni sempre più innovativi, di elevata qualità ambientale e a basso contenuto di carbonio. Solo così potremo far convivere in modo sereno e duraturo produzioni e comunità locali, risanando le gravi distorsioni di uno sviluppo corsaro e distruttivo, che ha reso inutilizzabili intere aree del paese, creando quell’auspicabile equilibrio tra ambiente, salute e lavoro che può dare una risposta ai bisogni di salute e di qualità dei territori e aprire un prospettiva concreta di lavoro e di sviluppo”.

(Redazione)